“Sonno creativo” è utile per risolvere i problemi

uomo che dormeSi e’ sempre detto: “Dormici su”. Ora gli scienziati lo hanno dimostrato: dormire su un problema davvero aiuta a risolverlo. Basta un pisolino per potenziare le facoltà creative delle persone e permettere a chi ha un problema di elaborare la soluzione. L’equipe guidata dalla Professoressa Sara Mednick della University of California San Diego ha voluto verificare se “tenere in incubazione” un problema aiutasse a svilupparne una migliore visione e ha scoperto che e’ proprio così, specialmente se si riesce a entrare nella fase del sonno nota come Rem.

I volontari che sono entrati nella fase Rem – quella in cui avviene la maggior parte dei sogni – si sono dimostrati più capaci di risolvere un nuovo problema con il pensiero laterale. Come illustrato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la mattina del giorno del test, a 77 volontari e’ stata proposta una serie di problemi da risolvere. I volontari dovevano rifletterci fino al pomeriggio, restando svegli tutto il tempo oppure concedendosi un riposino monitorati dagli scienziati. E’ così emerso che i volontari che hanno dormito nella fase Rem sono riusciti a risolvere meglio i problemi rispetto a chi non ha dormito o non ha raggiunto la fase Rem. Secondo lo studio, i volontari entrati nella fase Rem hanno migliorato la loro capacità creativa di risoluzione dei problemi di quasi il 40%. La professoressa Mednick sottolinea l’importanza della qualità del sonno: “Solo la fase Rem potenzia la creatività“. Secondo gli scienziati dell’Università‘ californiana, infatti, il sonno Rem permette al cervello di formare nuove connessioni nervose senza l’interferenza di altri percorsi mentali che ci distraggono mentre siamo svegli o non dormiamo profondamente: “Il sonno Rem e’ importante per assimilare nuove informazioni all’interno dell’esperienza passata e creare una più ricca rete di associazioni per l’uso futuro”.

 

fonte AGI|Federfarma

Astigmatismo

Astigmatismo

Che cos’è | L’astigmatismo è un difetto visivo in cui – a causa di una forma oblunga o ovale della cornea – vi è una differente rifrazione lungo i diversi meridiani che fa sì che i raggi di luce si focalizzino in due punti dell’occhio, anziché in uno soltanto: in pratica, l’immagine si forma contemporaneamente davanti e dietro la retina e la visione appare più o meno annebbiata.

Tipi di astigmatismo | L’astigmatismo può essere classificato a seconda della posizione dei due fuochi rispetto alla retina:

  • astigmatismo semplice;
  • astigmatismo miopico semplice;
  • astigmatismo ipermetropico semplice;
  • astigmatismo composto.

L’astigmatismo corneale è dovuto ad un anomala curvatura della cornea. L’astigmatismo interno o lenticolare è invece provocato ad alterazioni dei mezzi diottrici interni all’occhio.

Cause | Un certo grado di astigmatismo corneale è fisiologico (mediamente 0.75) ed è dovuto alla pressione palpebrale. Tale astigmatismo è però compensato dai mezzi diottrici interni all’occhio. L’astigmatismo di grado elevato è generalmente congenito e può subire delle lievi variazioni nel corso della vita. L’astigmatismo irregolare, invece, si viene a creare per modificazioni della cornea a seguito di traumi, lesioni e infezioni.

Sintomi e diagnosi | Astigmatismi di grado lieve possono essere asintomatici oppure presentare sintomi derivanti dal continuo cambio di messa a fuoco (accomodazione) nel tentativo di ottenere un’immagine il più nitido possibile: dolore ai bulbi oculari e sull’arcata cigliare, cefalea, bruciore agli occhi, lacrimazione eccessiva.
Astigmatismi di grado medio elevato presentano solitamente una visione sfocata, sia nella visione per lontano che per vicino.

Ci sono numerosi test oculistici per diagnosticare l’astigmatismo: la tabella di Snellen (utilizzata per quantificare l’acutezza visiva), il cheratometro (misura la curvatura della cornea), la topografia corneale (fornisce una mappatura punto per punto della curvatura della cornea) e il test soggettivo della refrazione (permette di ottenere la corretta misura dell’astigmatismo).

Trattamento | L’astigmatismo può essere corretto con l’utilizzo di lenti oftalmiche astigmatiche, con lenti a contatto o tramite la chirurgia refrattiva.

La compresenza di altre ametropie, il grado di astigmatismo, la salute oculare, lo stile di vita e altri fattori individuali contribuiscono a determinare la soluzione più idonea.

Curare le malattie gengivali riduce i sintomi dell’artrite.

Esiste uno stretto legame fra piorrea e artrite.

piorrea dentale

Un team di ricercatori americani ha scoperto che curare le malattie gengivali riduce decisamente i sintomi dolorosi provocati dall’artrite. Lo studio, pubblicato sul ‘Journal of Periodontology’, e’ stato condotto dai ricercatori della Case Western Reserve University School of Dentale Medicine e dell’University Hospital di Cleveland su un piccolo gruppo di 40 pazienti con una forma grave di artrite reumatoide. Tutti soffrivano anche di parodontite media o grave, una patologia spesso associata all’artrite reumatoide. I ricercatori hanno diviso i pazienti in quattro gruppi, di cui due sono stati trattati con una terapia a base di un farmaco biologico anti-Tnf (tumor necrosis factor). Inoltre alcuni pazienti hanno ricevuto un trattamento standard non chirurgico per curare la parodontite, rimuovendo infezione e infiammazione gengivale, un terzo gruppo ha ricevuto solo le cure dentali e l’ultimo non ha fatto nulla di particolare per tutta le sei settimane di durata della sperimentazione. Alla fine dello studio i ricercatori hanno visto che i pazienti che avevano ricevuto le cure dentali hanno visto migliorare i sintomi dell’artrite, quali dolore, rigidità e gonfiore alle articolazioni. I benefici maggiori sono stati sperimentati da chi aveva abbinato le cure gengivali al farmaco. Per questo motivo i ricercatori invitano i reumatologi a incoraggiare i pazienti a non sottovalutare il legame tra piorrea e artrite.

Il vino protegge dai calcoli alla cistifellea

vinoSecondo uno studio britannico bere alcol con moderazione proteggerebbe contro la formazione dei calcoli alla cistifellea. I ricercatori diretti dal dottor Paul Banim, della University of East Anglia, dopo aver analizzato i dati di 25.000 uomini e donne, hanno osservato che consumare due bicchieri al giorno di vino o birra riduce di un terzo le probabilità di soffrire di calcoli. L’equipe del dottor Banim sostiene che l’alcol riduce il colesterolo nella bile da cui si formano i calcoli basandosi anche sui dati di un vasto studio che analizzava la connessione tra dieta e cancro in uomini e donne di età compresa fra 45 e 74 anni. Gli esperti della East Anglia hanno così osservato che i soggetti che consumavano più alcol avevano un rischio inferiore del 32% di sviluppare i calcoli rispetto a chi non ne beveva o ne beveva poco. Per ogni bicchiere di alcol in più consumato a settimana, il rischio scendeva del 3%.

Medico o burocrate?

burocrateSempre più imponente, nella società attuale, la mole di obblighi giuridici a cui deve far fronte il medico di medicina generale. Quello più recente è stato varato dal ministro Brunetta, con un decreto approvato proprio alla metà di maggio dal Consiglio dei ministri: il documento, che prevede una sanzione penale (reclusione fino a cinque anni, oltre a una multa fino a 1.600 euro) per i dipendenti pubblici che si fingono malati presentando false attestazioni e certificati, colpisce anche i medici che documentano il falso. La condanna comporta anche la radiazione dall’Albo e, se dipendente di una struttura sanitaria, il licenziamento “per giusta causa”. Una sanzione molto pesante perché, sostengono i medici a loro difesa, la visita di controllo prevista dalle norme non basta a decidere se un sintomo dichiarato dal paziente sia vero o falso.

Ma il decreto Brunetta non è che l’ultimo capitolo delle nuove preoccupazioni legali che possono affliggere il medico, soprattutto quello generico. Un’altra situazione in cui il medico si deve confrontare quotidianamente con la legge riguarda i casi di lesioni gravi che fanno ipotizzare un reato. Un esempio su tutti: l’osservazione sul corpo dei pazienti (adulti o bambini) di lividi “sospetti”. «Il nostro obbligo — spiega Claudio Cricelli, medico e presidente della Simg, la Società italiana di medicina generale — è quello di riferire all’autorità competente, che approfondirà le indagini». Se da un lato è obbligatoria la denuncia, dall’altro la deontologia impone di usare la massima cautela per non peggiorare una situazione già molto delicata. Ma la giungla normativa non si arresta. S’infittisce anzi attorno a un nucleo originario (una dei primi obblighi di legge risale al 1956 con la denuncia obbligatoria di certe malattie infettive pericolose per la sanità pubblica, le infezioni veneree), e investe anche il capitolo delle cure. Oggi infatti sempre più persone arrivano dal medico dopo essersi informati superficialmente su Internet e richiedono prescrizioni di esami o di farmaci. Il medico è libero di rifiutarsi di curarli o deve fare valere il diritto del paziente all’autodeterminazione? La risposta, alla luce di quanto accaduto durante il caso Di Bella, non è sempre scontata. Talvolta poi, può accadere l’esatto contrario: le prescrizioni indicate da qualche medico non vengono attuate, come per il trattamento del dolore, limitato da troppe leggi.

A peggiorare la situazione c’è anche il fatto che non esiste una vera e propria preparazione, in ambito legale, degli aspiranti medici e che le occasioni di formazione sono pochissime.

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