Archivio per 7 Agosto 2008

Angiogenesi e cancro

I farmaci ideati per distruggere i vasi sanguigni dei tumori ripristinano l’ordine nella caotica rete vascolare tumorale per un certo periodo di tempo, offrendo nuove opportunità di cura.

I vasi sanguigni anormali e che non funzionano a dovere sono caratteristici dei tumori solidi e possono contribuire direttamente alle proprietà maligne del cancro, impedendo alle terapie antitumorali di raggiungere e attaccare le cellule cancerose.

La normalizzazione dei vasi tumorali permette alle terapie di penetrare nella massa tumorale e di agire con più efficacia. Inaspettatamente, per un certo periodo di tempo i vasi sanguigni tumorali vengono riparati proprio dai farmaci concepiti per distruggerli.

La scoperta ha aperto una nuova strada al trattamento del cancro e al ripristino della normale vascolarizzazione in altre malattie.

Fonte Rakesh K. Jain, Le Scienze, aprile 2008, n.476

Dalle nanobiotecnologie nuovo inibitore dell’angiogenesi, contro i tumori epatici

L’impiego di farmaci anti-angiogenetici rappresenta una modalità di elezione per combattere il cancro. Un limite all’impiego è però rappresentato dalla modalità di somministrazione per via intravenosa. Il gruppo di ricerca guidato da Ofra Benny, dell’Harvard Medical School di Boston (Massachusetts, USA), ha studiato gli effetti dell’impiego di una piccola molecola a somministrazione orale, dotata di attività anti-angiogenetica ad ampio spettro che, sperimentata nel topo, ha mostrato la capacità di inibire la crescita del tumore del fegato, e di prevenirne le metastasi.

Per superare il limite rappresentato dalla limitata biodisponibilità della formulazione orale degli anti-angiogenetici, che richiedono spesso anche una frequente somministrazione per via parenterale, il gruppo di ricerca americano ha sperimentato una nuova formulazione di TNP-470, denominata Lodamin, coniugata con l’acido monometossi-polietilene glicole-polilattico a formare micelle nanopolimeriche in grado di migliorare la biodisponibilità del principio attivo. Questa combinazione si è mostrata capace di essere assorbita dall’intestino e di accumularsi selettivamente nel tumore, inibendone la crescita senza causare deterioramento a livello neurologico nei topi. Si aprono così prospettive importanti per il trattamento dei tumori epatici e la prevenzione di metastasi.


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