Archivio per 1 Settembre 2008

Ortopedia e Traumatologia, parliamone con …

Tratteremo di ORTOPEDIA e TRAUMATOLOGIA con il dott. Giorgio Gresta, Direttore dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia, presso il Centre Hospitalier Universitaire de Saint Etienne (Francia), nostro Ospite esclusivo in GALENOsalute dal 27 settembre p.v.

L’ortopedia è la disciplina chirurgica relativa al trattamento delle affezioni dell’apparato locomotore. Essa include la traumatologia che ha come oggetto principale il trattamento di lesioni dovute a traumi.

Storia

La pratica ortopedica risale a epoche lontane. Eppure la parola “ortopedia” viene usata solo dal 1741: fu coniata dal medico francese Nicolas Andry, a partire da due parole greche (orthos: diritto; pais: bambino), perché aveva come obiettivo quello di correggere le deformità del fisico nei bambini. Il simbolo dell’ortopedia è infatti un albero torto legato ad un tutore tramite una corda. Un’altra possibile etimologia associa le radici greche orthos e paiden (camminare), assegnando al termine il significato di “camminare diritto”.

I primi dispositivi ortopedici apparvero nel IV secolo a.C. per merito di Ippocrate. egli mise a punto una tavola di legno che doveva ridurre le lussazioni e le fratture, secondo il principio di immobilizzazione dell’osso o dell’articolazione.

Sempre ad Ippocrate si deve la tecnica ancora attuale per la riduzione della lussazione della spalla.

Nel 1741 Nicolas Andry, professore di Medicina a Lione, coniò il termine “ortopedia” nel suo libro “L’orthopédie ou l’art de prévenir et corriger les difformités du corps chez les enfants; le tout par des moyens à la portée des pères et mères et toutes les personnes qui ont des enfants à élever“. Nello stesso testo veniva pubblicata l’immagine dell’albero torto.

Nel 1779, Jean-Pierre David scrisse Dissertation sur les effets du mouvement et du repos dans les Maladies chirurgicales, divenuto presto un classico della materia e tradotto in inglese già dal 1790.

L’ortopedia fu esercitata fino all’inizio del XIX secolo solo da medici in istituti specializzati, tra cui quello di Venel (1740-1791) in Svizzera, di Delpech a Montpellier, di Pravaz a Parigi e poi a Lione.

  • Nel corso del XIX secolo apparve la pratica della tenotomia per raddrizzare i piedi deformi (la prima tenotomia sul tendine di Achille fu realizzata nel 1816 da Delpech), per le scoliosi e per diverse posture viziose. La vera e propria chirurgia ortopedica rimase riservata ai bambini e agli adolescenti, con la imponente opera del parigino de Saint-Germain. Per costui, “la chirurgie orthopédique corrige toutes les déformations de l’enfant, du bec de lièvre à l’hypospade, en passant par le genu valgum“.
  • Louis Xavier Edouard Léopold Ollier medico francese, fin dal 1858 si dedicò ai problemi della ossificazione. Seguendo l’esempio del suo maestro Amédée Bonnet, praticò la chirurgia ossea con degli apparecchi di raddrizzamento, che guidavano le ossa prendendo la forma voluta.
  • Fino al 1860, il termine di ortopedico venne riservato ai fasciatori, ai fabbricanti di corsetti, e ai fabbricanti di calzature per le deformità del piede.
    • Il corsetto raddrizza il rachide, trattando le scoliosi e le cifosi.
    • Il sabot pour pied bot (scarpa per piede deforme o invertebrato) modella la deformazione, senza correggerla, ma permettendo una marcia indolore e più comoda.
    • Le fasciature immobilizzano o proteggono le articolazioni fragili riducendo le lussazioni.
  • Sempre nel XIX secolo, il dottor Pravaz di Lione riuscì a ridurre le lussazioni di anca mediante carrelli e apparecchi di estensione.
  • Nel 1881, il chirurgo generale britannico Arbuthnot Lane propose una tecnica per il trattamento delle fratture, l’osteosintesi, che consiste nel fissare sull’osso delle placche e delle viti per immobilizzarlo aspettando che l’osso si risaldi.
  • Nel 1890, Gluch mise a punto la prima protesi interna di ginocchio: era in avorio e funzionava con una cerniera.

Di che cosa si occupa l’ortopedia

L’attuale ambito d’azione dell’ortopedia comprende:

  • prevenzione e cura delle malformazioni congenite e acquisite dell’apparato locomotore;
  • la diagnostica e la terapia di una lunga serie di malattie che hanno localizzazione negli organi di sostegno e movimento, cioè colonna vertebrale e arti;
  • la traumatologia, che negli ultimi decenni, in conseguenza dell’aumentato ritmo di vita, è divenuta parte integrante dell’ortopedia ed è cresciuta enormemente.

Tutto ciò ha dilatato moltissimo il patrimonio scientifico e tecnico dell’ortopedia, con la conseguente nascita di superspecialità dotate di autonomia operativa, come la chirurgia della mano, del rachide ecc.

Traumatologia

La traumatologia è una branca dell’ortopedia, che si occupa di applicare le opportune terapie (normalmente, terapie d’urgenza) nei confronti di persone colpite da trauma acuto, in genere per incidenti stradali, domestici o sul lavoro, oppure per ferite di arma di taglio o da fuoco. I traumi costituiscono la causa più frequente di morte negli individui al di sotto dei 30 anni e sono al quarto posto tra le cause di morte della popolazione nel suo complesso.

Lo sviluppo della terapia ortopedica

La terapia ortopedica si è sviluppata enormemente negli ultimi vent’anni e si avvale sempre più di una raffinata scelta di materiali e della sempre maggior conoscenza nell’ambito della tecnologia degli stessi. Ciò ha consentito una migliore tenuta delle osteosintesi metalliche e una sempre più perfetta funzionalità delle protesi articolari. Tali protesi si avvalgono di materiali utilizzati dall’industria aerospaziale (come ceramiche, plastiche ecc.) che hanno inedite caratteristiche meccaniche e presentano maggiore tollerabilità locale.

Parliamo di Papillomavirus Umano con …

Tratteremo di PAPILLOMAVIRUS UMANO con il dott. Eugenio Catinella, dirigente medico di  Ostetricia e Ginecologia e medico esperto in Endoscopia Ginecologica, presso l’Azienda Ospedaliera “V. Cervello” di Palermo, nostro Ospite in GALENOsalute.

Il papillomavirus umano (Human Papilloma Virus = HPV) è la causa più frequente di infezione genitale nella donna. Esistono moltissimi tipi di questo virus che possono infettare la pelle o le mucose e che si differenziano per il loro contenuto di DNA. Alcuni tipi causano verruche della pelle, altri tipi condilomi genitali, altri malattie più complesse. Le lesioni genitali si possono diagnosticare con il Pap test, la colposcopia, la biopsia, o con test virali specifici per ogni tipo di virus. Le lesioni documentabili con i comuni mezzi clinici non rappresentano però tutto il serbatoio tissutale del virus, che sarebbe ben più ampio, potendo coinvolgere i tessuti anche laddove non vi sia una manifestazione clinica evidenziabile. I test tipo-specifici per HPV (ViraPap) non hanno una utilità clinica pratica e pertanto non andrebbero raccomandati.

Si trasmette prevalentemente per via sessuale ed in genere non provoca disturbi. I sintomi accusati dalle pazienti sono quasi sempre dovuti ad altre infezioni che si sovrappongono (micosi, trichomonas, vaginosi, etc.). Il papillomavirus può colpire a qualsiasi età tanto le donne quanto gli uomini, che nella maggior parte dei casi non sanno di esserne portatori. Spessissimo è difficile stabilire da chi si è contratta l’infezione: il papillomavirus può essere trasmesso dal proprio partner attuale o essere stato trasmesso da partners precedenti. L’incubazione può infatti andare da poche settimane a qualche anno. La trasmissione avviene anche con i rapporti anali e più raramente con quelli orali.

Il papillomavirus è trattabile ma non curabile. Il nuovo vaccino contro l’HPV rappresenta una grande opportunità nella lotta contro il cancro del collo dell’utero, in quanto consente di proteggere dal un tumore e dalle lesioni precancerose che lo precedono. E’ importante ricordare che il vaccino si affianca allo screening periodico, raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, ma non lo sostituisce: il vaccino attuale è attivo contro il 70% dei virus associati al carcinoma uterino, ma per il restante 30% l’unica prevenzione resta il pap-test. Il Sistema Sanitario Nazionale offere gratuitamente il vaccino alle dodicenni,  considerate rappresentanti ideali della soglia di sbarramento antecedente all’inizio dei primi rapporti sessuali. Questo viene considerato il momento piu’ opportuno per eseguire il vaccino ed ottenere il massimo di risultato in termini di efficacia. Non sempre è utile distruggere le lesioni provocate da questo virus, specie se piatte e non associate ad alterazioni delle cellule. Anche l’efficacia di farmaci quali l’interferone non è da tutti accettata. Altri farmaci antivirali non si sono dimostrati sempre efficaci. Nuovi farmaci (imiquimod) ed omeopatici (transfactor 11) sono in fase di verifica e non sono adatti in tutti i casi.

La distruzione con bisturi, con basse temperature (crioterapia), con elettricità (diatermocoagulazione) o con laserterapia dei condilomi può apparentemente risolvere il problema, asportando le manifestazioni cliniche della malattia. Tuttavia spesso la biopsia rivela una persistenza dell’infezione, anche se non sono più evidenti le escrescenze. Inoltre esiste anche la possibilità di una regressione spontanea di alcune di queste forme. Il corpo umano in buona salute può respingere in pochi mesi un’iniziale infezione, senza bisogno di dover intervenire con terapie distruttive. I virus oncogeni infatti esprimono la loro capacità carcinogenetica solo quando l’equilibrio dell’ospite è disturbato. Ecco perché molte alterazioni cellulari causate dal papillomavirus scompaiono da sole senza bisogno di alcuna cura. Altre volte invece le cellule alterate peggiorano nel giro di alcuni anni (eccezionalmente di pochi mesi). Raramente la gravità delle alterazioni progredisce fino a diventare un carcinoma. Questo è il motivo per cui le lesioni di ALTO GRADO vengono asportate con il bisturi, con il Laser, o con una particolare “ansa termica” (LEEP) che in pochi minuti consente di eliminare la “parte malata”. È bene però ricordare che qualsiasi tipo di lesione da papillomavirus può sia persistere dopo il trattamento, sia recidivare in un tempo variabile. Le lesioni di BASSO GRADO possono tranquillamente essere “monitorate” nel tempo senza dover distruggere nulla, ma controllando periodicamente il loro stato. Ciò consente di evitare trattamenti invasivi su di un organo così importante come il collo dell’utero anche ai fini della gravidanza e del parto. Se però un trattamento deve essere effettuato (ad esempio con l’ansa termica), ciò non compromette la fertilità futura della donna, né ha conseguenze sul parto. Ma nessuna terapia (compresa l’asportazione dell’intero utero) dà la garanzia assoluta che la malattia virale e quindi anche la sua eventuale trasformazione maligna non si ripresenti mai più. Meglio quindi – se e quando è possibile – evitare interventi chirurgici demolitivi e “bruciature” inutili, ma limitarsi ad un attento e regolare controllo (Pap test e colposcopia).

 

 

Lesioni 

Regressioni 

Persistenza 

Progressione 

Ricorrenza 

Basso grado
(HPV e
CIN 1)

63 % 

27 % 

8,5 % 

0.8 % 

Alto Grado
(CIN 2 e 3)

38 % 

16 % 

39 % 

6.4 % 


L’impatto emozionale di una diagnosi di infezione da papillomavirus può essere più dannoso dei reali problemi fisici causati dal virus. Nella mia personale esperienza (dal 1981 ad oggi), se la colposcopia è eseguita correttamente e la biopsia è giustamente mirata, la stragrande maggioranza delle lesioni di basso grado sono rimaste tali o sono regredite nel tempo senza bisogno di alcuna terapia chirurgica.

 Che si decida o meno di effettuare un trattamento, due concetti devono essere ben chiari per quanto riguarda la terapia delle lesioni da papillomavirus:

  • la scelta di non eseguire un trattamento chirurgico in un dato momento, non significa che questo stesso trattamento non debba venire consigliato in futuro;
  • qualunque trattamento chirurgico (dalla DTC al LASER all’isterectomia totale) non garantisce la guarigione: la lesione può persistere e soprattutto recidivare.

Come si previene? | Oltre ad un’indubbia predisposizione genetica (non prevenibile), tutto ciò che sopprime le difese immunitarie può portare alla comparsa di un’infezione da papillomavirus o ad un peggioramento del grado delle lesioni.

  1. smettere di fumare;
  2. fare esercizio fisico,
  3. evitare droghe ed alcool;
  4. limitare lo stress;
  5. mangiare sano;
  6. fare sesso sicuro.

contribuendo certamente ad aumentare le proprie difese immunitarie, possono interferire in varia misura con l’evoluzione della malattia, oltre ad essere validi anche per moltissime altre condizioni morbose.

È ormai dimostrato che il fumo di sigaretta, interferendo con il sistema immunitario, può permettere al virus di instaurare un’infezione e di mantenerla. Il fumo non causa il cancro del collo dell’utero, ma può aumentare il rischio di far progredire le lesioni associate al papillomavirus (in quanto responsabile di un danneggiamento delle cellule e della loro mancata eliminazione). Il fumo è pieno di molti veleni che causano cancro: i livelli di nicotina nel muco cervicale sono più elevati di quelli nel sangue. Smettere di fumare può aiutare l’organismo a controllare un’infezione da papillomavirus. Droghe e alcool possono sopprimere le difese immunitarie. Una dieta povera di grassi e ricca di vitamine è sicuramente consigliabile, anche per la prevenzione di molte altre malattie. Lo stress può esaurire il sistema immunitario. Nella vita di oggi questo fattore è di difficile controllo, ma ogni sforzo deve essere intrapreso per cercare di limitarlo per quanto possibile. Il numero di partners sessuali avuti nella vita ed il numero di partners avuti dal proprio compagno, aumentano il rischio di sviluppare il cancro del collo dell’utero. Il preservativo non protegge al 100% ma limita la possibilità di esporsi all’infezione (non solo del papillomavirus , ma anche di tutte le malattie a trasmissione sessuale, compreso ovviamente il virus dell’AIDS). Il virus è scarsamente resistente al di fuori del corpo umano e quindi non serve adottare particolari provvedimenti per la biancheria intima, oltre a quelli della normale igiene quotidiana. Combattere il virus ad ogni costo è meno efficace che controllarne l’evoluzione: il modo più sicuro per prevenire eventuali tumori associati alla presenza del papillomavirus nei soggetti predisposti è quello di eseguire regolarmente il Pap test e la colposcopia (con scadenze dipendenti dal tipo di lesione diagnosticata). Non esistono particolari rischi ai fini di programmare una gravidanza nelle donne affette da questa infezione, se gli esami di cui sopra sono rassicuranti.


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