Archivio per 7 Aprile 2009

Gravidanza: i sei mesi che cambiano il bimbo

bambino aggressivoA volte più dell’educazione, può l’ambiente. E quello dell’utero materno non è impermeabile. Gli stimoli negativi, infatti, arriverebbero al bambino, innescando persino delle reazioni genetiche. Risultato: il piccolo rischia di diventare più aggressivo.  È questo il quadro che emerge dallo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Montréal , secondo cui l’ambiente perinatale – che comprende i cinque mesi precedenti e un mese dopo il parto – sarebbe uno dei principali indiziati nella modificazione del Dna dei bimbi, rendendoli tendenzialmente aggressivi.

Piccoli e arrabbiati - Non solo predisposizione genetica, dunque, ma anche due genitori che fumano, lo stress, la malnutrizione, i conflitti familiari: tutti questi fattori possono influire negativamente sullo sviluppo del feto nel grembo materno ed essere, a volte, correlati anche a patologie cardiache, diabete e obesità infantile. I bambini fino ai due anni di età, in particolare i maschietti, tendono infatti a sviluppare un’aggressività spontanea, che nel 7% dei casi persiste fino a nove anni.

L’influenza sul Dna - I ricercatori hanno scoperto che questa tendenza in alcuni casi può durare più a lungo ed entrare a far parte del corredo genetico del bambino. Lo studio avrebbe dimostrato che motivi di stress nei confronti del piccolo possono determinare una metilazione del Dna, cioè una modificazione dei geni deputati a regolare il sistema nervoso, che sarebbe una delle cause del persistere di un comportamento prepotente anche in età adulta. La metilazione del Dna, spiegano gli studiosi, è un processo che mira a proteggere il genoma dai microbi, ma potrebbe essere influenzato anche da abitudini alimentari scorrette, da stress, dall’uso di tabacco e da fattori esterni, quali appunto l’educazione dei genitori e l’inquinamento.

Contrastare la genetica - Non bisogna preoccuparsi, spiegano gli psicologi, se il bambino mostra un carattere irritabile, perché anche questo rientra nel percorso di “addestramento” alla vita. Far nascere il proprio figlio in un ambiente il più possibile sereno, evitare comportamenti alimentari inappropriati della mamma e mantenere un progetto educativo non soggetto agli sbalzi di umore restano per gli studiosi i mezzi migliori per contenere l’indole dei bambini. L’amore è in ogni caso più forte anche del Dna.

 

fonte SALUTE24.it

Terremoto in Abruzzo

terremoto in AbruzzoLa terra ha tremato nel buio, alle 3:32 e la forza distruttiva della scossa, di magnitudo 5,8 – un livello che corrisponde all’ottavo-nono della scala Mercalli – ha devastato l’Aquila e i piccoli centri attorno al capoluogo abruzzese, portandosi via almeno oltre cento persone, anche se il bilancio è ancora provvisorio, mentre sono oltre 100, secondo il dato aggiornato dai vigili del fuoco, le persone che dalla notte scorsa sono state tratte in salvo dalle macerie. L’ ultima in ordine di tempo una ragazza trovata in serata sotto le macerie di una casa crollata nel centro dell’Aquila, in via Sant’Andrea. La casa era ad un centinaio di metri di distanza dalla Casa dello studente, crollata interamente, in una zona dove molti appartamenti sono affittati a studenti. Ha avuto invece esito tragico il salvataggio di un’altra giovane avvenuto in serata a L’Aquila. La donna è deceduta poco dopo essere stata estratta dalle macerie. Le urla degli abitanti e gli schianti dei crolli hanno spezzato il buio, ma solo le prime luci del giorno hanno mostrato gli effetti del terremoto: case venute giù come se fossero di carta velina. Alla fine della giornata i morti stimati sono 150, anche se solo 98 hanno adesso un nome e ci sono altri 20 cadaveri che si sta cercando di identificare, ma con l’alta probabilità che si tratti di un bilancio assolutamente provvisorio. Così come la stima dei feriti che per adesso è ferma a 1.500. Devastati tanti piccoli centri, oltre al capoluogo che pare colpito da un bombardamento: Paganica, Camarda, Tempera, San Demetrio nei Vestini, Castelnuovo. Un lungo elenco del quale fanno parte anche Villa Sant’Angelo ed il Borgo di Castelnuovo, stati quasi cancellati dal sisma. A Onna, il centro a pochi chilometri dall’Aquila che è il più danneggiato, è la disperazione: “A Onna siamo in 350. Finora avrò contato una cinquantina delle persone che conosco, ancora vive”, ha riferito un uomo che risiede nella frazione dove stamani le prime bare sono state allineate su un prato. Nel capoluogo i crolli hanno interessato tutte le zone della città sei ragazzi sono stati estratti vivi dalla Casa dello studente, ma un loro collega è ancora disperso. Un po’ ovunque giù cupole di chiese e campanili: crollata la parte absidale della Basilica di S. Maria di Collemaggio, della cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del campanile della chiesa di San Bernardino. Crollato parzialmente anche il transetto del Duomo dell’Aquila. “Nessuno sarà lasciato da solo”, è la promessa del premier Silvio Berlusconi che ha definito l’accaduto come “una tragedia senza precedenti”, dopo aver raggiunto L’Aquila ed aver sorvolato in elicottero l’area colpita dal sisma. Subito dopo ha presieduto a Roma la seduta del Consiglio dei ministri che ha conferito “i poteri di attuazione degli interventi d’emergenza” al sottosegretario Guido Bertolaso. “Per i primi giorni sono stati stanziati 30 milioni di euro di fondi immediati, in attesa di quantificare giovedì le risorse strutturali”, ha spiegato Berlusconi. Fin da subito si sono mossi i soccorsi coordinati dalla protezione civile, ma dalle aree del terremoto si sono levate anche critiche: “Dove sono gli aiuti? E le tende?” chiede qualcuno a Onna, lamentando di essere rimasti per ore senza contatti con i soccorritori. Il ministro dell’interno Roberto Maroni e Bertolaso, hanno però sottolineato la prontezza con cui si è messa in moto la macchina dei soccorsi, sia a livello locale che nazionale. “Le operazioni erano già partite un quarto d’ora dopo il sisma. Più rapido di così non si poteva fare”, ha detto il ministro.  E concorda un volontario della protezione abruzzese: “Abbiamo corso pericoli per arrivare in case crollate in vicoli piccoli”. E se qualche ritardo c’é stato, spiega uno dei componenti della protezione civile regionale, va tenuto conto che era praticamente impossibile far fronte subito a tutte le esigenze e controllare un territorio tanto vasto”. Intanto ci si prepara alla prima notte dopo il terremoto, una notte fredda e di pioggia che ha cominciato a cadere sugli sfollati per i quali si stanno predisponendo le tendopoli o cercando migliaia di posti letto negli alberghi lungo la costa. A L’Aquila in tantissimi si apprestano a trascorrete la notte nelle auto parcheggiate in piazzali o comunque in aree lontane dagli edifici: la paura non è passata e la scossa del tardo pomeriggio di magnitudo 4.1 fa ricordare che il terremoto é ancora lì, in agguato, ancora una volta nella notte.

fonte ANSA.it


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